Chi siamo

OBIETTIVI: CAPIRE e CAMBIARE

Si devono osservare 3 momenti:

1. Passato
Analizzare gli errori da parte Occidentale e la straordinaria capacità cinese di acquisire vantaggi strategici

2. Presente
Monitorare ed analizzare quello che si sta verificando giorno per giorno

3. Futuro
Capire obiettivi e strategie cinesi e le contromisure necessarie per ottenere Rispetto & Reciprocità

 

IL PROBLEMA DI NOME CINA

Importante premettere che gli argomenti che trattiamo non sono ispirati da considerazioni teoriche o astratte ma parliamo di questioni pratiche e concrete. Trattiamo temi supportati da studi, osservazioni ed esperienze dirette, acquisite attraverso anni di business e da relazioni sociali e personali con la Cina ed il suo popolo.

L’economia, la finanza, la società il mondo stanno vivendo una fase di cambiamento sempre più vorticoso e repentino.

Purtroppo tanti di questi cambiamenti hanno determinato una serie di peggioramenti rispetto al passato.

Si pensava che con il nuovo millennio saremmo entrati in un’epoca di prosperità diffusa ma come è evidente a tutti, qualche cosa non ha funzionato.

Ma quali sono le principali novità che hanno determinato gli ultimi 20 anni?

Indubbiamente l’irrompere prepotente della Cina sulla scena mondiale è il principale fattore di discontinuità rispetto agli anni precedenti.

GLOBALIZZATIONE: RISPETTO & RECIPROCITÀ 

Stiamo parlando della famosa «GLOBALIZZAZIONE». Una grande opportunità di progresso e prosperità, sapientemente sfruttata dalla Cina ma non altrettanto da noi Occidentali, a causa di alcuni gravi errori.

Le regole della «globalizzazione» trascurano alcuni fattori come i DIRITTI SOCIALI e le TUTELE AMBIENTALI. Non aver considerato questi aspetti ha generato squilibri enormi perché concedono dei vantaggi competitivi enormi alla Cina. In sostanza produrre là conviene. Già nel 1999, all’esordio del WORLD TRADE ORGANISATION ci furono aspre contestazioni in merito (Federico Rampini – Azione 5 febbraio 2018).

Metaforicamente si può affermare che competere con la Cina è un po’ come salire sul ring e combattere con un braccio legato dietro alla schiena. Non si può che soccombere malamente.

Abbiamo inspiegabilmente spalancato le porte dei nostri mercati al made in China dimenticandoci di chiedere e pretendere RISPETTO e RECIPROCITÀ.

Questi sono due concetti fondamentali da chiarire.

Quando si parla di rispetto, osserviamo quello che avviene in Italia, in Europa ed in America. Vediamo la costante attitudine da parte dei cinesi ad ignorare, violare ed aggirare leggi e regolamenti. Anche a casa nostra hanno la propensione a ricreare una sorta di Cina in scala ridotta. Colonizzano lo spazio che occupano con le loro regole. Tutto questo avviene con un processo lento, costante ma inesorabile. Mai nulla di eclatante, tutto avviene sottotraccia. Gli obiettivi sono sempre di medio lungo termine.

Ma noi perché lasciamo fare? E cosa accadrebbe a ruoli invertiti? Cioè se fossimo noi a violare le leggi a casa loro?

La mancanza di reciprocità è l’altro fattore inspiegabile di una gravità inaudita. Bisogna capire perché si siano stabilite regole cosi` asimmetriche a favore dei cinesi. Chi ha negoziato i trattati commerciali in modo così inetto?

Abbiamo aperto i nostri mercati senza pretendere ed ottenere pari condizioni. La Cina protegge la propria produzione industriale con una politica PROTEZIONISTICA. Utilizza in modo spregiudicato numerosi strumenti per ostacolare o bloccare le importazioni. Dazi, modifica delle norme, ritorsioni e ricatti sono gli espedienti adottati quotidianamente per rendere complicato il flusso di merci e servizi da occidente ad oriente.

Invece noi abbiamo urgentemente bisogno di mercati aperti su basi eque e reciproche.

Tutto questo si inquadra in una precisa tattica volta a sostenere un piano strategico chiamato «MADE IN CHINA 2025». L’obiettivo del governo è quello di produrre in Cina entro il 2025, il 70% di quello che attualmente viene importato.

E’ chiaro a tutti che oggi è complicato esportare in Cina e domani sarà ancora più difficile.

Non dimentichiamo che la Cina è governata da un regime.

La Cina non è un’economia di mercato. L’economia di mercato può esistere solo se si esercita all’interno di uno stato libero. La Cina non è una società libera non esiste lo «stato di diritto» ma solamente il «diritto dello stato».

Noi stiamo facendo un errore fatale nel sottovalutare una controparte che non ha nessuna intenzione di svolgere il ruolo di partner leale ma che invece vuole portarsi a casa tutto il piatto. Se non capiamo tutto questo, per le generazioni future i tempi saranno veramente difficili.

I cinesi stanno prendendo una forte consapevolezza di loro stessi anche grazie ad una propaganda ultranazionalistica che inizia dalle scuole elementari e continua incessantemente per tutta la loro esistenza.


MARZIO AMMENDOLA –  milanese, laureato in Scienze Politiche.

Svolge la sua carriera nel settore automotive, prima in una società di fleet management e poi in Arval (BNP-Paribas) come responsabile della filiale clienti internazionali. Prosegue l’attività professionale come consulente commerciale e in questo ruolo entra in contatto con la Cina, approfondendo la conoscenza sia della realtà economica che sociale. Attraverso una partnership con una società di Shanghai sviluppa attività e progetti tra Italia e Cina. Nel 2017 decide di interrompere ogni tipo di business con la Cina, dopo aver compreso le difficoltà all’ottenimento di condizioni negoziali corrette e paritetiche.